INTERVISTA ALLA SCRITTRICE ELISA PISTOLESI.

BIOGRAFIA:
Elisa Pistolesi, attrice comica e drammatica, autrice dei suoi testi, vive e lavora ad Ardea, piccolo centro sud di Roma.
Vincitrice di numerosi premi teatrali (Alberto Sordi 2008; Cabareboli 2010; Premio Traiano 2013) è anche autrice di commedie e poesie tuttora inedite.
Delirio è il suo primo romanzo.




Perché hai cominciato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere da piccolissima, in principio per fermare con foto di parole quello che vedevo attorno a me, e in seguito, per raccontare nel profondo realtà interiori di persone che sono poi diventate personaggi dei miei romanzi.


C’è un’immagine nella tua memoria che ricollega al momento in cui hai deciso di voler diventare scrittrice?
Si, facevo la quinta elementare e avevo scritto un racconto che aveva per protagonisti i pasticceri del mio paese. L’immagine è quella di quando ho scritto, nella cucina di mia nonna, proprio quel primo racconto.
Qual è il tuo pubblico ideale?
Il mio pubblico ideale è un pubblico che apprezza il realismo e l’esplorazione dell’anima e dell’interiorità senza retorica che di un libro ami non tanto il fatto di trovarvi risposte quanto quello di farsi domande. Hai un luogo/stanza dove preferisci scrivere?
A volte scrivo nella mia stanza, comodamente seduta alla scrivania, ma per lo più mi trovo a farlo ovunque, sul tavolo della cucina, fuori al terrazzo con le belle giornate o sul divano, vicino al camino, anche quando non è acceso.
Raccontaci l’emozione del tuo primo libro pubblicato.
L’emozione del primo romanzo pubblicato, Delirio, è stata grande per il semplice fatto che nonostante lo avessi sempre sognato, non riuscivo a capacitarmi di aver dato vita a una storia e a una serie di emozioni che in quel modo potevano essere condivise. Consigliaci un libro non tuo.
Un libro non mio che consiglio... beh, ce ne sono tanti, difficile scegliere! Ma se proprio devo, su tutti, Infinite Jest di Wallace, sono più di mille pagine ma ne vale davvero la pena. Hai progetti futuri?
I miei progetti sono semplici, sono storie per nuovi romanzi, e ogni giorno li realizzo scrivendo. Come nascono i titoli per i tuoi romanzi?
I titoli per i miei romanzi nascono da un’intuizione, una parola o poco più, che racconta l’immagine della storia senza esserne per forza il senso. A quello penserà il lettore. Presentaci le tue opere.
Delirio è un romanzo d’introspezione, racconta la vita di Sandra, attrice senza gloria che mentre si ritrova a scavare a mani nude i muri di problemi, rivede un vecchio amore, scrittore di successo ma molto confuso sulla sua identità, che va a distruggere un equilibrio già precario di suo e finisce in psichiatria, ma anziché uscirne sconfitta, ne esce ricostruita e le sorti si capovolgono. Tanto che sarà la vecchia fiamma a essere messa all’angolo. Il tutto in un dosaggio di ironia e leggerezza che fanno da contraltare alla storia.
Il Papiro magico dell’Okavango racconta invece la storia di un mago astronomo chiamato a sorvegliare l’umanità che in Botswana trova la pietra filosofale e incontra una simpatica tribù di animali e di Francesco, un bambino che raccoglierà il papiro magico senza sapere a cosa andrà incontro, così tra avventura e divertimento, arte e magia e l’immancabile duello tra bene e male, Francesco e il mago astronomo accompagnano il lettore in un viaggio di scelte. Sei mai stata tentata a mollare tutto? No, non sono mai stata tentata. Non ho mai smesso anche se l’ho fatto in forme diverse come per il cabaret o il teatro. Neanche quando ho vissuto i momenti più bui o tristi della mia vita o quelli naturalmente più spensierati.
Hai un consiglio da dare a coloro che vorranno intraprendere questo percorso?
Non so se sono in grado di dare consigli a chi vuole intraprendere questo percorso, sono io ad averne bisogno e che io sappia non si finisce mai di averne bisogno, neanche quando si diventa uno scrittore di successo. Non trovo che leggere sia il solo consiglio, ma è necessario, un atto spontaneo. Quello che mi sento di dire è di avere pazienza e coraggio. Infine: una frase che ti rappresenta.
La frase che mi rappresenta è di Salgari: “Scrivere è come viaggiare senza la seccatura dei bagagli”.

Ringrazio la scrittrice Elisa Pistolesi per quest'intervista.

A cura di Pina.

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